Cedrasco e la figura di S. Agostino

cedrasco

 

Cedrasco è una cittadina particolare in quanto vi sono alcuni dubbi sul nome d’origine; qualcuno sostiene la sua provenienza dalla radice “citrus” o “cedrus” che equivale a “cedro”, ma altri pensano che derivi da un nome romano “Cetrius” o “Caetrius”. L’origine del borgo, invece, pare risalga al secolo XIV, con l’unione dei domini ducali dei Visconti di Milano.

La chiesa di S. Agostino

La chiesa di S. Agostino con aria barocca è un punto di riferimento per i suoi abitanti. La cittadina ebbe un grande sviluppo nella fusione del ferro, l’esistenza di un forno fusorio è stata documentata nel 1378. Nella Guerra dei Trent’Anni della prima metà del Seicento,  questo comune ha visto sfilare eserciti spagnoli ed imperiali, grigioni e francesi. Poi nel 1620, alcuni nobili cattolici misero in atto una sommossa contro il governo delle Tre Leghe Grigie, provocando la brutale caccia di tutti i protestanti, forti sostenitori dissidenti. Le vittime sono molte, circa 300 nell’intera Valtellina e a tale massacro viene assegnato l’appellativo “Sacro Macello di Valtellina”.

cedrasco-chiesa-sagostinoCon il trattato di Monzon arriva una tregua tra il 1626-1629, ma malgrado ciò non furono anni sereni. Il clima pessimo di quel periodo mise a dura prova i suoi fedeli abitanti. La pioggia ed il freddo non concessero pace e ritardando le vendemmie e rovinando i raccolti a tal punto da concludersi in carestia. A dispetto di tutto ciò, nel 1629 con la discesa dei Lanzichenecchi dalla Valchiavenna, arrivò anche la diffusione del morbo della peste, riducendo poco più della metà l’intera popolazione in meno di due anni. Cedrasco fu colpita a dismisura rispetto al versante retico infatti, fu posto sul ponte dell’Adda presso S. Pietro, un punto di controllo per tutti coloro che volevano passare da una sponda all’altra del fiume. Chiunque non disponeva di una regolare bolla di sanità non procedeva oltre.

Giulia Maria Dell’Avo

Un’altra avversità che si unì a completare questo periodo tragico fu la vicenda di Giulia Maria Dell’Avo, conosciuta come “Orsolina del Cidrasco”, processata come strega nel 1672. La caccia alle streghe non la risparmiò. Questa umile donna, era laica e viveva seguendo le regole severe religiose di quel periodo dedicandosi continuamente alla preghiera (definita “Orsolina” proprio per questo motivo), appariva agli occhi degli inquisitori già diversa per via della sua statura più alta della norma. Molti le attribuirono la capacità di miracolose guarigioni e visioni.

Questa vicenda possiede ancor oggi un velo di mistero e le nonne raccontano ai nipoti la sua storia, dipingendola come una strega che nascosta da un cappuccio passa attraverso le finestre di notte per spaventare le persone, pronte, secondo le credenze accusatorie, a continuare a fare del male anche dopo la loro morte, rivivendo nelle piante di sambuco. Pare che a questa pianta se viene reciso il gambo scende qualche goccia di color rosso vivo chiamato appunto sangue della strega. Questo è il motivo per cui vengono raccolte e bruciate proprio come facevano con le streghe.

dipinto-chiesa-s-agostinoNel 1797, sotto il controllo di Napoleone la popolazione crebbe lentamente pur rimanendo sempre inferiore rispetto alle altre città Valtellinesi. Nel 1911 il fiume Adda straripò a seguito di una alluvione, colpendo pesantemente il borgo. Questo fatto è ricordato da una canzoncina che recita: “Talamona, Fusine Cedrasco sono i più danneggiati dal disastro”.

Finalmente nel 1923 arriva l’energia elettrica e porta, non solo un’immagine metaforica di luce, ma anche la speranza di una ripresa economica e demografica.

Cedrasco e il festeggiamento di S. Agostino

La struttura architettonica della chiesa dedicata a S. Agostino di Cedrasco assomiglia alla croce latina e greca. La parte centrale è quadrata mentre l’altare risulta simmetrico in toto.  All’interno vi sono due confessionali in legno, colonnine e capitelli floreali che fanno emergere la scritta in rilievo:  “ERIT SO-LUTUM ET IN COELIS“.

Una rappresentazione in vetro-mosaico ritrarre l’apparizione della Madonna di Lourdes, mentre nelle due cappelle i busti dei quattro evangelisti fanno da sfondo. Sulla parete dell’altare vi sono le scritte: “QUIA/VIDISTI ME/THOMAS/CREDIDISTI ET INQUIETUM/EST COR NOSTRUM/DOMINE DONEC REQUIESCAT IN TE“. La prima frase è riferita a S.Tommaso e l’altra a S.Agostino.

Il Santo viene raffiguurato con un ramoscello in mano, una verga ed un libro aperto. Pare venga invocato contro la pigrizia.

S. Agostino e i proverbi

Se ‘l pciöf a Sant’Austìi, töt ul uendémi l’è mulisìi
(se piove a S. Agostino, tutta la vendemmia è impregnata d’acqua – Sirta)

Vöi andà mónega de sant Agustìn, con dó tésti sül cusín
(voglio andar monaca di Sant’Agostino, con due teste su un cuscino)

‘Na vòlta cur al can e ‘na vòlta cur la légur
(una volta corre il cane e una volta corre la lepre – Tirano)

Nas e murì nigügn sa cu l’à de vignì
(nascere e morire, nessuno sa quando è l’ora – Tirano)

Nìgula rùsa, u ca’l piöf u ca ‘l bùfa
(nuvola rossa, o piove o tira vento – Tirano)

Nìguli de sìra: tö sü ‘l rans e van a segà (nuvole la sera: prendi la falce e vai a segare – Tirano)

Cun la méssä, e n bun dišnàa, sénzä vèšpor se pò stàa
(con la messa e un buon pranzo, si può restare senza vespri – Villa di Chiavenna)

A chi ga n’ha, ga ‘n va
(a chi ne ha, ne va – Poschiavo)

Chi gà dané in sacòcia, gà léngua in bóca
(chi ha soldi in tasca, ha lingua in bocca – Poschiavo)

Li béghi li spianta i cà
(le liti mandano in malora le famiglie – Tirano)

pegycarla

web designer, web writer, blogger e content editor. Amante degli animali, appassionata di arte, teatro e viaggi. Ama scrivere su tutto ciò che riguarda la vita stessa. Ama la barca a vela. La curiosità la spinge ad essere molto camaleontica.

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