L’ecomuseo delle terrazze retiche di Bianzone

Stambecco

 

“Ecomuseo”: che parola inusuale! Si capisce subito che non si tratta di un museo come comunemente lo s’intende, ovvero un edificio che protegge ed espone oggetti raccontandone la loro storia.

L’ecomuseo non si visita, non esiste un biglietto di ingresso da pagare per accedervi, non ci sono orari d’accesso e non è pensato in prima battuta per i turisti bensì per coloro che vivono in maniera attiva quel territorio, per dare loro la consapevolezza dei valori che custodiscono. L’ecomuseo si vive. In Italia esistono tantissimi ecomusei sparsi un po’ per tutto lo Stivale, raggruppati in reti che conferiscono loro maggiore visibilità, e ognuno di essi protegge e valorizza un patrimonio culturale differente.

Scopriamo insieme l’ecomuseo di Bianzone.

Bianzone, un paese sulle Alpi Retiche

Ipotizzate che, dopo essere stati ammaliati dai paesaggi fiabeschi che il Trenino Rosso vi ha regalato, proprio non abbiate voglia di tornare a casa perché ancora non siete stanchi e volete rimanere immersi in quella natura surreale.

Ebbene, a una dozzina di chilometri dalla stazione di partenza Tirano c’è Bianzone (Bianzùn in dialetto valtellinese), un piccolo comune della provincia di Sondrio incastonato sugli scoscesi pendii delle Alpi Retiche che conta poco più di mille abitanti ed è parte della Comunità Montana di Tirano.

È proprio a Bianzone, che conta poco più di mille abitanti, che ha sede uno dei più affascinanti ecomusei della Lombardia, dove patrimonio culturale e territorio naturale si fondono alla perfezione per far vivere, come in un balzo a piè pari indietro nel tempo, le tradizioni che hanno forgiato questo paesaggio e lo hanno reso così meravigliosamente unico. Sì, perché di Bianzone si parlava già in epoca romana e della coltura della vite che lo caratterizza ancora prima, sin dai tempi degli Etruschi e dei Liguri: il territorio a profonda vocazione agricola, infatti, vede la presenza di ampie aree terrazzate sulle quali, da secoli, si pratica la viticoltura.

Al momento alcuni appezzamenti di terreno terrazzato sono stati abbandonati a loro stessi e ai rovi, mentre altri continuano a essere coltivati da coloro che, determinati, vogliono mantenere viva questa tradizione che ha permesso al territorio di sopravvivere nei secoli. Grazie a questi terrazzamenti, tutti sorretti da muretti a secco, è ancora florida la produzione dei vini locali a marchio DOCG (Denominazione di Origine Controllata Garantita), prodotti che stanno assumendo sempre più pregio e importanza nel panorama enologico valtellinese e non solo.

Brianzone e il suo ecomuseo

La protezione e la valorizzazione di queste unicità rientrano tra le finalità dell’Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone, un’istituzione che suddivide il suo patrimonio in più componenti: flora e fauna, paesaggio antropico, territorio e ambiente, dialetto e tradizioni.

Le componenti naturali e animali regnano sovrane in un contesto come questo e sono decisamente differenziate perché il territorio di Bianzone si estende su diverse fasce altimetriche. Quanto agli animali che popolano l’area si potranno incontrare, salendo di altitudine, dai più comuni gufi e ricci nel fondovalle, ai più rari cervi negli ambienti montani, ai più schivi stambecchi e alle timide lepri bianche dell’orizzonte alpino.

Il paesaggio antropico è senza dubbio l’elemento che più caratterizza l’Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone. Il panorama, infatti, è sicuramente tra i più belli dell’intera valle proprio perché estremamente variegato: si va dal fiume Adda, alle pianure del fondovalle, per risalire le Alpi Retiche su fino al confine con la Svizzera. L’abitato che compone il comune è suddiviso il tre piccoli abitati, Bianzone, Piazzeda e Bratta (questi ultimi due praticamente disabitati se non nel periodo estivo), ognuno dei quali situato a una diversa altitudine.

Sono proprio gli elementi che compongono questi centri l’obiettivo della volontà di tutela e valorizzazione dell’istituzione ecomuseale, desiderio che la comunità locale ha espresso tramite l’elaborazione della cosiddetta “mappa di comunità”, strumento di cui l’ecomuseo (insieme agli abitanti) si serve per identificare tutto ciò che la popolazione ritiene degno di valorizzazione. All’interno della mappa di comunità è possibile includere luoghi, saperi, usi e tradizioni e solitamente questo lavoro si traduce in una rappresentazione cartografica; la comunità locale di Bianzone, tra i tanti elementi che aveva a disposizione, ha scelto alcune chiese (la Madonna del Piano, la chiesa di San Siro, la chiesa di San Martino e la chiesetta di San Pietro), le scuole elementari, la Piazza Vanoni come luogo d’incontro principale del territorio e altri luoghi ancora.

Il Museo del Vino e la Via del Vino di Brianzone

Emblema di questa volontà locale di valorizzazione e contemporaneamente di tenacia nel mantenere vivo il ricordo di una tradizione che ha forgiato nei secoli tanto il territorio quanto le persone, il più tradizionale Museo del Vino e l’enogastronomica Via del Vino.

Molto semplicemente, all’interno del piccolo museo inaugurato nel 2002 e dedicato a don Virginio Zubiani sono raccolti ed esposti tutti quegli attrezzi che in passato erano utilizzati per la raccolta dell’uva e la trasformazione del mosto in vino. La collezione di tali strumenti, ancora una volta, è frutto della collaborazione degli abitanti di Bianzone nell’ambito di un progetto provinciale che ha visto coinvolte tutte le famiglie dei bimbi delle scuole elementari.

E il Museo del Vino è una delle tappe della Via del Vino, un breve e semplice percorso di poco meno di tre chilometri che si snoda tra le vigne e i terrazzamenti bianzonesi e regala a chi lo percorre un’esperienza unica di profumi, colori e paesaggi.

Sara Grossi

Geografa di formazione, accompampagnatrice turistica per professione e viaggiatrice per passione, amo scoprire luoghi fuori dal comune e respirarne l'essenza. Novella blogger, vorrei comunicare le mie scoperte a chi abbia voglia di condividerle con me.
Amo follemente la montagna, luogo in cui in cui mi rifugio a riflettere e talvolta scrivere, la letteratura di viaggio, la storia medievale, il buon cibo e le isole greche su cui vivo diversi mesi all'anno.
Cosa mi spaventa? La noia. Mi terrorizza rimanere ferma nello stesso punto, non solo geograficamente parlando!

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