La tradizione dell’emigrazione in Val Poschiavo

Poschiavo

 

Le montagne, si sa, sono storicamente terre d’emigrazione. Sono luoghi da cui le persone sono partite alla conquista di nuovi mestieri, nuovi guadagni e nuove conoscenze, perché la vita di montagna è dura e parrebbe non offrire tutto ciò che, invece, il resto del mondo mette a disposizione. Così come la maggior parte delle valli alpine e non solo, anche la Val Poschiavo è stata (ed è tuttora) oggetto di emigrazione da parte dei suoi abitanti per le ragioni più svariate: la ricerca di un lavoro più remunerativo e meno faticoso dei mestieri della montagna, qualche d’uno partiva come soldato per combattere le guerre europee arruolato nell’esercito dell’uno o dell’altro Stato, altri semplicemente per intraprendere una nuova avventura o infrangere le regole di famiglia, talvolta troppo restrittive.

L’emigrazione è un aspetto talmente peculiare della storia e della cultura della Val Poschiavo che all’interno del Museo Poschiavino è stata allestita nel 2009 un’esposizione denominata “Val Poschiavo terra d’emigranti”, completamente dedicata a questo carattere distintivo della valle che ha forgiato luoghi e storie delle famiglie che abitavano quest’angolo di mondo immerso in una natura silente e severa. L’esposizione è stata pensata e creta con l’intento di comprendere ciò che accade oggigiorno servendosi delle esperienze del passato e delle testimonianze delle persone che tali epoche le hanno vissute.

Secoli e secoli di emigrazione in Val Poschiavo

Pur essendo da sempre, come detto, la montagna terra d’emigrazione per antonomasia, le prime notizie certe che si hanno di congrui spostamenti di popolazione dal territorio in questione risalgono all’epoca medievale, quando gli uomini cambiavano frequentemente dimora in cerca di occupazioni occasionali e stagionali, diretti dov’era più richiesta la forza lavoro.

Anche l’aspetto dell’emigrazione militare era assai influente: esistevano i cosiddetti “mercenari”, vale a dire soldati professionisti che combattevano dietro compenso, indipendente dalla regione d’Europa in cui abitavano. Inevitabilmente, i combattenti erano costretti a spostarsi in base all’esercito in cui erano di volta in volta arruolati.

L’elemento naturale ha anch’esso, da sempre, giocato un ruolo di prim’ordine: le inondazioni, i cattivi raccolti, le catastrofi naturali e la scarsità delle risorse portavano famiglie intere a cercare fortuna altrove.

Poschiavo LibertyMa è nel corso dell’Ottocento che l’emigrazione in Val Poschiavo iniziò ad avere dimensioni consistenti, assumendo le caratteristiche di un vero e proprio fenomeno di massa: interessava, ormai, oltre il 15% della popolazione della valle. Per avere un’idea, il censimento della popolazione svoltosi nel 1850 riporta che su una popolazione complessiva di poco meno di quattromila persone, ne emigrarono oltre seicento. Un dato molto interessante, se si pensa che a emigrare fossero essenzialmente gli uomini al di sopra di una certa età che, dunque, lasciavano mogli e figli piccoli in valle.

Un aspetto senza dubbio interessante è il profilo comune di queste persone che preferivano lasciare la loro terra per mantenere la famiglia: si trattava per la maggior parte, infatti, di pasticceri, caffettieri e liquoristi che esportavano oltreconfine la propria professionalità. Tali professionisti si diressero inizialmente nella fiorente Repubblica di Venezia, meta privilegiata in realtà in epoca moderna da tutti i migranti dei Grigioni; una grave crisi politica tra la Repubblica e Le Tre Leghe però vide i migranti provenienti dall’Engadina e dal territorio delle Alpi Retiche in generale espulsi dalla laguna di Venezia e costretti a spostarsi nuovamente alla volta di territori più accoglienti. Alcuni aprirono bar, piccole pasticcerie e laboratori nei principali Stati d’Europa: in Portogallo, in Gran Bretagna, in Danimarca, nell’Impero Russo e soprattutto in Spagna, altri tornarono in valle e per ricostruirsi una vita nei luoghi natii, magari sfruttando in loco le nuove capacità apprese durante gli anni trascorsi lontano da casa.

Il frutto di quest’operosità poschiavina è visibile e tangibile nell’architettura del piccolo borgo che conta oggi tremilacinquecento abitanti: il cosiddetto “quartiere spagnolo”, infatti, è la testimonianza di ciò che è rimasto in paese di quei decenni di grande cambiamento. Un piccolo rione di edifici costruiti in stile liberty caratterizzati da raffinati balconi, facciate variopinte e graziosi giardini il cui progetto fu seguito tra il 1857 e il 1911 dall’architetto italiano Giovanni Sottovia.

Oltre a questa caratteristica architettura, gli emigranti che avevano vissuto in Spagna portarono con loro, al ritorno in patria, idee, usi, costumi, musica, folklore e modi di pensare che senza dubbio ravvivarono lo stile di vita locale.

Gli emigranti poschiavini non compirono i loro spostamenti esclusivamente in Europa. Molti giovani, infatti, invogliati da ciò che la stampa propagandava, si spinsero al di là degli oceani e raggiunsero sia l’Australia sia le Americhe (in particolar modo il Sud America e gli Stati dell’Argentina, dell’Uruguay, del Brasile e del Messico). Erano viaggi lunghi e difficili, dall’esito oscuro. Certo non era possibile organizzare il tutto con un click come invece siamo abituati a fare oggi: si salpava dai principali porti italiani a bordo di gigantesche imbarcazioni ricolme di persone cariche si speranze ma senza un futuro certo tra le mani.

Ecco che allora, per alleviare questa incertezza, nacquero delle vere e proprie agenzie d’emigrazione ad hoc che preparavano per gli emigranti dei “pacchetti” che includevano il viaggio e l’alloggio nella destinazione prescelta per un breve periodo. Si trattava, per la maggior parte, di grosse agenzie svizzere ma con agenti e uffici nel Grigioni Italiano.

Emigrazione in Val Poschiavo: la popolazione oggi

Trenino RossoE oggi? Cosa si può notare riguardo la popolazione che abita Poschiavo e le sue numerose piccole frazioni sparpagliate per la valle? Certo, il fenomeno dell’emigrazione non si è arrestato: si spostano dalla valle soprattutto i giovani che proseguono gli studi frequentando le università, tanto quelle italiane quanto quelle elvetiche.

Curioso è osservare come, da sostanziale terra d’emigrazione oggi la Val Poschiavo e tutto il Cantone dei Grigioni in generale siano anche luoghi di immigrazione. Nell’anno 2014 si è registrata una quota di popolazione straniera residente pari a poco meno di un quinto del totale della popolazione: è un dato decisamente interessante se si pensa che tale “fetta” di popolazione sia composta da europei (portoghesi in primis, tedeschi e italiani al terzo posto), oltre ad altri 130 piccolissimi gruppi di popolazione provenienti da altrettante parti del mondo.

Sara Grossi

Geografa di formazione, accompampagnatrice turistica per professione e viaggiatrice per passione, amo scoprire luoghi fuori dal comune e respirarne l'essenza. Novella blogger, vorrei comunicare le mie scoperte a chi abbia voglia di condividerle con me.
Amo follemente la montagna, luogo in cui in cui mi rifugio a riflettere e talvolta scrivere, la letteratura di viaggio, la storia medievale, il buon cibo e le isole greche su cui vivo diversi mesi all'anno.
Cosa mi spaventa? La noia. Mi terrorizza rimanere ferma nello stesso punto, non solo geograficamente parlando!

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