FIABE E LEGGENDE DEL BERNINA EXPRESS

 

Dalla Valtellina all’Engadina, da Tirano a Saint Moritz, passando per Brusio e Poschiavo: quest’incredibile territorio è anche cultura, una cultura fatta di artigianato, pastorizia, agricoltura, tradizioni locali ed elementi religiosi, forgiata dal duro lavoro di chi queste terre le ha vissute in secoli in cui la vita era sicuramente meno semplice di adesso.

Quando la televisione non esisteva, quando il bisogno di dare un senso a ciò che accadeva, quando ancora era viva la tradizione dei racconti orali tramandati di nonno, in padre e in nipote (perché no, aggiungendo un pizzico di licenza poetica), trovarono il loro spazio tutti quei racconti che narrano le storie e le leggende di questo territorio. Ecco allora che il viaggio a bordo di uno dei convogli più famosi del mondo, il Bernina – Express, si può trasformare in un meraviglioso percorso attraverso quei racconti e quelle storie leggendarie che raccontano il territorio da un altro punto di visto, arricchendolo di significato e dando a voi la possibilità di viverlo ancor di più.

FIABE E LEGGENDE DELLA VALTELLINA, TERRA DI MAGHI E DI STREGHE

Nei racconti valtellinesi si ritrovano tutti quei personaggi che spesso fanno capolino nelle storie di montagna: piccoli mostriciattoli, streghe e streghette, maghetti dispettosi che popolano i boschi della valle, intenti a nascondersi tra gli alberi e a far rotolare pietre e massi giù per la montagna. Quando poi vogliono prendersi gioco del malcapitato della situazione, i mosti e i maghi si trasformano in un batter di ciglia in animali selvatici e creature della foresta.

Tra i personaggi più famosi della Valtellina e dell’area di Bormio in particolare, ci sono i cosiddetti Korfinà, o Cunfinaà, vale a dire “i confinati”. Si tratta delle leggende bormine più conosciute dell’intera Valtellina, e alcuni Korfinà sono più noti di altri. Ma chi sono questi personaggi mitologici la cui storia intreccia tratti religiosi e caratteri tipici del paganesimo? I Korfinà sono le anime dei defunti che in vita condussero un’esistenza assai peccaminosa.

Per questo motivo, una volta passati a miglior vita, è stato vietato loro l’accesso al Paradiso e sono stati condannati per volontà di Dio a essere confinati nei luoghi più impervi e solitari della valle, lontani dalla civiltà. Non solo, la loro condanna è gravata dal fatto di essere obbligati a battere le rocce in eterno con una mazza di ferro molto potente. E così, ad esempio, nella frazione di Combo, è confinato Don Gaudenzio Zuccola, vissuto nel Settecento: nessuno è in grado di vedere i Korfinà, ma molti spergiurano di sentire spesso il rumore del picchiare delle loro mazze.

LA TAVOLOZZA DELLA NATURA, L’ORIGINE FIABESCA DI BORMIO

Non solo fantasmi del passato condannati a espiare i propri peccati in eterno e maghetti dispettosi. La Valtellina cela anche racconti sull’origine dei suoi paesaggi meravigliosi, uno fra tutti è “La tavolozza della Natura” in cui si narra come Madre Natura, nel notare quanto fosse il mondo senza colori, iniziò a giocare con la propria tavolozza proprio a partire dalla piana di Bormio, attirata dall’incredibile bellezza del luogo.

Madre Natura, allora, iniziò dalle tonalità del verde ma subito realizzò che, per ravvivare il tutto, era necessario il rossiccio del larice tipico di questa zona. E l’acqua? Doveva essere assolutamente colorata: creò così il fiume Frodolfo e i promontori tutt’intorno, così da dare una direzione di scorrimento alle sue acque. Fu allora che, distrattamente, Madre Natura rovesciò la tavolozza di colori sul mondo, imbrattando di giallo lo spazio tra i monti attorno a Bormio.

Osservando il pasticcio che aveva fatto, Madre Natura decise che in fondo non era così terribile e volle chiamare quella macchia sola semplicemente “Sole”, affidandole l’incarico di illuminare e riscaldare la Terra a dovere. Il tocco finale fu la creazione del cielo, con lo stesso colore con cui creò l’acqua del fiume: servendosi di una grossa bacchetta cava al suo interno, Madre Natura soffiò l’acqua verso l’alto e, complice il freddo, il colore si solidificò dando vita alla volta celeste.

Madre Natura fu allora soddisfatta di quel che aveva creato.

FIABE E LEGGENDE DELL’ENGADINA

Anche l’Engadina, così come la Valtellina, è una terra ricca di storie e leggende che ne narrano la bellezza indiscussa e ne arricchiscono il fascino.

Sicuramente affascinante è la leggenda dei tre fiori, meglio nota come storia dei “Trais Fluors”, che racconta di come i primi abitanti dell’Engadina ritrovarono la felicità. Protagoniste della leggenda sono la fata Flurina e le sue compagne che, vendendo come gli abitanti erano tristi e provati dal freddo pungente e dalle condizioni di vita, donarono loro tre fiori, ognuno dei quali aveva caratteristiche ben precise: un fiore ai pastori, per sopportare meglio il freddo; un secondo fiore per placare la fame e un terzo per far comparire il sorriso sui loro volti.

Presto però, tra i fiori, s’insediarono erbacce cattive, in particolare “Invidia” e “Avidità”: per punizione, Florina privò gli engadinesi dei fiori che aveva donato loro. Ma gli abitanti della valle non si scoraggiarono e sopravvissero pur senza allegria e, in ricordo dei fiori donati, introdussero il tipico saluto “Allegra!”. Subito il sorriso tornò sui loro volti.

Molte altre sono le storie engadinesi, più o meno note: dalla storia della bimba di nome Heidi, alla leggenda del drago da Macun, a quella del ghiacciaio Morteratsch, tutte semplici e allo stesso tempo affascinanti.

LA VIA DELLE FIABE DELL’ENGADINA

Le fiabe sono molto care agli engadinesi, tanto che hanno dato vita a una vera e propria “Strada delle fiabe” per grandi e piccini non soltanto turisti, che da Bever conduce a Spinas, attraverso installazioni create da artisti locali che illustrano le sei fiabe più famose. Alcuni giganteschi libri di legno, poi, raccontano fiabe scritte da note autrici dell’Engadina. Si tratta di un’esperienza culturale molto interessante, fruibile sia a piedi sia in sella alla bicicletta, e senza dubbio raffinata ma soprattutto pensata per tutti: la Strada delle fiabe, infatti, è fruibile in ben cinque lingue.

Sara Grossi

Geografa di formazione, accompampagnatrice turistica per professione e viaggiatrice per passione, amo scoprire luoghi fuori dal comune e respirarne l'essenza. Novella blogger, vorrei comunicare le mie scoperte a chi abbia voglia di condividerle con me.
Amo follemente la montagna, luogo in cui in cui mi rifugio a riflettere e talvolta scrivere, la letteratura di viaggio, la storia medievale, il buon cibo e le isole greche su cui vivo diversi mesi all'anno.
Cosa mi spaventa? La noia. Mi terrorizza rimanere ferma nello stesso punto, non solo geograficamente parlando!

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