OSPIZIO BERNINA, FRA NATURA E STORIE DI VIANDANTI

Vi state rilassando a bordo del Trenino Rosso, magari sgranocchiando dei cracker perché l’ora di pranzo è vicina e la fame incombe a causa della sveglia puntata prima del solito. Vi siete appena lasciati strabiliare dagli spettacolari viadotti che avete percorso a bordo del convoglio e dai colori dell’Alpe Grum, quando i vostri occhi sono improvvisamente illuminati dal bagliore del Lago Bianco: è segno che siete giunti alla stazione di Ospizio Bernina. Perché “ospizio”?

C’è forse un ricovero per anziani da queste parti? Forse fareste la firma un po’ tutti per spendere la vostra temuta vecchiaia in un luogo incantato come questo! Ebbene no, al contrario di ciò che la vostra mente vi conduce a pensare, qui scoprirete qualche cosa d’inusuale e di diverso dal solito. Sì, perché un ospizio, ormai divenuto sinonimo di “casa di cura”, è molto di più: dal latino hospitium (ospitalità, alloggio), è una parola che indica quella struttura adibita all’accoglienza temporanea di tutti coloro che passano da un determinato luogo e necessitano di una dimora, siano pellegrini, viandanti, commercianti, forestieri o turisti.

Ecco allora che comprenderete la funzione di quello strano edificio costruito in mattoni in mezzo al nulla più assoluto e che in un passato non molto remoto (ma in cui le abitudini di viaggio erano decisamente differenti da quelle dei nostri giorni) ospitava stalle per il cambio dei cavalli.

L’OSPIZIO BERNINA È SOPRATTUTTO NATURA…

La cornice che impreziosisce l’Ospizio Bernina è un’impeccabile composizione pensata da una Madre Natura sapiente, fatta di elementi naturali di straordinaria bellezza: siamo a 2310 metri di altitudine, il punto più alto che il Trenino Rosso raggiunge durante il suo percorso da Tirano a Saint Moritz, e ciò che ammalia il vostro sguardo sono certamente le maestose vette di fronte alla costruzione in mattoni e il laghetto che riposa silente ai suoi piedi. I maestosi Sassal Masone e il Piz Cambrena, entrambi nel Canton dei Grigioni, con i loro 3031 e 3604 metri di altezza, come dei perfetti custodi, sembrano voler sorvegliare e proteggere questo luogo dall’invasione turistica di massa. Questo eden era conosciuto e apprezzato già dai viaggiatori del passato: a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, in concomitanza con le prime importanti spedizioni escursionistiche sulle Alpi, il Sassal Masone divenne, infatti, meta molto ambita dagli alpinisti esperti, tanto popolare da attrarre ben noti personaggi come il celeberrimo politico tedesco Otto Von Bismark e l’illustre scrittore francese Marcel Proust. La vetta deve la sua fama alla posizione idilliaca di cui naturalmente gode, un punto strategico che permette di ammirare Poschiavo, le Alpi bergamasche, Cavaglia e il ghiacciaio del Palü allo stesso tempo.

E il suo vicino di casa, il Piz Cambrena, non è da meno. Il tocco di classe è però dato dall’incanto del Lago Bianco che, con il suo chilometro quadrato e mezzo di superficie e il suo colore che ne richiama il nome, regala agli occhi uno spettacolo unico nel suo genere. Diversamente da quel che possiate pensare, questo fiabesco bacino non è opera naturale bensì dell’uomo che nel 1910, con la costruzione di una diga per l’approvvigionamento di acqua durante i periodi di secca, ha unito due piccoli laghetti naturali preesistenti (il Lago Bianco e il Lago della Scala) e ha dato origine a questo lago in cui d’estate si specchiano vanitose le vette ancora imbiancate di neve e d’inverno si ghiaccia completamente per regalarvi un paesaggio simile a quelli che potete ammirare nel Grande Nord. Un’affascinante curiosità: vi trovate qui presso uno spartiacque di grande importanza a livello europeo fra il Mar Nero e il Mar Adriatico che, oltre che essere una divisione naturale, funge anche da confine linguistico e culturale tra la lingua romancia parlata in valle Engadina e la lingua italiana parlata nella valle di Poschiavo.

…MA ANCHE STORIA!

Lasciate per un istante il sogno e tornate al vostro Ospizio Bernina, situato in posizione notevolmente strategica: il Passo del Bernina, completamente in territorio svizzero, è, infatti, uno storico valico delle Alpi Retiche Occidentali che permette la comunicazione proprio tra l’Engadina e la valle di Poschiavo. “Storico” è proprio il termine esatto per designare questo passo, perché alcuni ritrovamenti archeologici (principalmente oggetti in pietra e ferri di cavallo) testimoniano che questo luogo è stato frequentato praticamente da sempre, dal VII secolo dopo Cristo ai giorni nostri, passando per l’epoca romana e medievale e senza trascurare l’attività dei pellegrini che di qui transitavano per imboccare la via Francigena a Pavia.

Ecco che trova ragione di esistere l’ospizio, dove vi rimediavano rifugio e ristoro tutti coloro che da qui passavano per i più disparati interessi. Un po’ come le italianissime case cantoniere sparse per le strade statali storiche dello Stivale che, dalla prima metà degli anni Settanta dell’Ottocento a poco più di trent’anni fa, hanno dato riparo e dimora a chi per queste strade lavorava. A partire dal primo giorno di luglio del 1909, l’ospizio è entrato a far parte della linea del Bernina della Ferrovia Retica in qualità di stazione di superficie.

SE NON VOLETE PIÚ TORNARE A CASA, ECCO LA SOLUZIONE!

Per tutti coloro che volessero trascorrere più di una giornata in questo luogo di benessere dell’anima per godere dello spettacolo del tramonto, è possibile prenotare una camera d’albergo singola, doppia oppure fino a sei letti. Qui, oltre che trovare riparo per la notte, potrete assaporare una cucina tipicamente montanara a base di risotti e polenta e concludere la vostra serata in alta montagna con un bicchiere di buon vino rosso e quattro chiacchiere insieme agli altri escursionisti.

Mettere insieme le storie di chi ha raggiunto questo luogo con il Trenino Rosso, chi con la propria auto insieme alla famiglia, chi a piedi in solitaria tra i sentieri alle pendici dei maestosi ghiacciai e chi pedalando con fatica in sella a una mountain bike renderà la vostra esperienza su questi monti ricca di significati e decisamente memorabile.

E una volta soli e impegnati a contemplare la bellezza travolgente di questi monti, chiudete gli occhi e provate a immaginare come dovevano essere questi luoghi anche solo cent’anni fa: capirete che gli usi e gli stili di vita delle persone erano notevolmente diversi rispetto ai nostri ma il silenzio, questo silenzio pieno di rumori della natura che vi sta entrando dentro, è rimasto immutato nei secoli.

Sara Grossi

Geografa di formazione, accompampagnatrice turistica per professione e viaggiatrice per passione, amo scoprire luoghi fuori dal comune e respirarne l'essenza. Novella blogger, vorrei comunicare le mie scoperte a chi abbia voglia di condividerle con me.
Amo follemente la montagna, luogo in cui in cui mi rifugio a riflettere e talvolta scrivere, la letteratura di viaggio, la storia medievale, il buon cibo e le isole greche su cui vivo diversi mesi all'anno.
Cosa mi spaventa? La noia. Mi terrorizza rimanere ferma nello stesso punto, non solo geograficamente parlando!

Comments are closed.

x

Informativa sui cookie

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.