LE FERMATE

Brusio

Immediatamente dopo Campascio, a 6,5 km da Tirano si incontra Brusio, un comune del Canton Grigioni di 1.158 abitanti situato, sulla sponda sinistra del torrente Poschiavino, in Val Poschiavo.

Il paese è più che altro conosciuto per il viadotto elicoidale di Brusio, fra le maggiori attrazioni della ferrovia del Bernina e fra le migliori soluzioni ingegneristiche adottate per superare grandi dislivelli su brevi distanze, evitando per quanto possibile un eccesso di gallerie, dato il suo carattere turistico.

Il viadotto di Brusio rappresenta un vero fiore all’occhiello della Ferrovia Retica e del Comune di Brusio. Si tratta di un vero miracolo di ingegneria di inizio ventesimo secolo. Il viadotto in pietra è un unico manufatto, una meraviglia spettacolare ammirata con stupore da chi soggiorna in Valposchiavo o da chi semplicemente passa di transito in automobile.

A Brusio è possibile trovare alloggi e hotel per spendere la notte e riposarsi in questo magnifico paesino svizzero.

Storia

Le prime testimonianze scritte risalgono al 1100 dC ma neanche cento anni dopo già si parla di “comune” rispettivamente di “Vicinale” di Brusio in due contratti di vendita di terreno a favore della Chiesa di S.Remigio del 1185 e 1186, dove vien detto che un appezzamento confina a sud con il Comune di Brusio.

Il territorio del comune rimaneva comunque alquanto limitato: si estendeva semplicemente al fondovalle, dal lago di Poschiavo alle valli del Saiento (a destra) e di Gagg (a sinistra), più il pendio d’ambo i lati fino su a metà montagna. Non facevano quindi parte di Brusio, Zalende con Campascio, e i monti di Viano, il Sasso del Gallo e Cavaione.

Nel 1408 la gente di Poschiavo e Brusio riuscì finalmente a scuotersi d’addosso il giogo milanese e a mettersi sotto l’ala protettrice del suo antico Signore, il vescovo di Coira, entrando col tempo, spontaneamente e liberalmente a far parte della Lega Caddea.
Adottando la nuova organizzazione cantonale, Brusio ufficializzava l’indipendenza che aveva finora avuto rispetto a Poschiavo.

Con la crescita economica dell’area e lo sviluppo della stessa, aumentò anche il contrabbando, attività per definizione legata alle zone di confine: nella zona si diffonde a partire dal 1800, ma è soprattutto durante la seconda guerra mondiale che assume dimensioni considerevoli.

Il contrabbando non fu mai considerato, nella zona, atto di delinquenza, ma come uno strumento con il quale le popolazioni si difendevano dalla miseria e dalle sventure della vita e le comunità resistevano all’invadenza di uno Stato sempre lontano ed indifferente e spesso anche oppressivo e violento.

Per la gente del posto è sempre stata una forma di lavoro faticosa e rischiosa, ma remunerativa, di cui era difficile cogliere le ragioni di illecito; una fra le poche alternative in montagna al duro lavoro della terra e dell’emigrazione.

Si contrabbandava specialmente sigarette, tabacchi, cioccolata, caffè, orologi e anche sale verso l’Italia. In molti casi le merci erano oggetto di scambio. Durante l’ultima guerra si contrabbandavano in Svizzera, malgrado i severi controlli da parte delle guardie di confine, riso, fisarmoniche, indumenti, e materiali in gomma.

Il contrabbando tra Svizzera e Italia durò fino al 1980 ca. e rappresentò per l’economia valtellinese e poschiavina un’importante attività dal punto di vista finanziario.

Chiaramente la posizione di confine ha sempre favorito non solo le attività illecite ma possibilità di commercio legale, soprattutto del vino Valtellina, di frutta e verdura, cui si aggiungono molti distributori di benzina e vari negozi con articoli da esportazione.

Da vedere

Casa Besta

è un edificio signorile situato nella parte meridionale del borgo di Brusio, sorta come abitazione rurale con ogni probabilità prima del 1600.
Attorno al 1730 la vecchia casa contadina fu ristrutturata e divenne una dimora signorile. Michele Marlianico, discendente di una nobile famiglia sondriese passata alla Riforma, e la moglie Catarina de Planta, del ramo di Samedan di uno dei più influenti casati grigioni, furono i probabili committenti dell’opera.
Pochi decenni dopo la casa passò per via ereditaria alla famiglia Besta. In seguito fu venduta alla famiglia brusiese dei Trippi, che a sua volta la vendette nel 1899 al Comune di Brusio. Il comune ne fece la sua sede fino al 1962. Nel 2000, dopo decenni di abbandono, la Casa Besta è stata restaurata e riaperta al pubblico.
All’esterno, solo pochi elementi testimoniano le caratteristiche signorili dell’edificio. Il portone d’ingresso a sud, incorniciato da stipiti e architrave in pietra verde, è sormontato da una finestra bifora, con davanzale in pietra scura. A sinistra del portone si trova una panchina in pietra dai piedi lavorati. Sul tetto sorge un comignolo a torretta. Più marcati invece i connotati signorili all’interno della casa. Da ricordare in particolare la sala – oggi detta sala del consiglio – al primo piano, foderata in legno e dal soffitto riccamente decorato, la saletta al primo piano sormontata da una raffinata decorazione a stucco, raffigurante gli stemmi delle familie Planta e Marlianico, e le camere e il salottino del secondo piano.
Attualmente, Casa Besta ospita, oltre al centro di documentazione della Società Storica Val Poschiavo, il museo etnografico e dei vini, gli archivi comunali e di Circolo, la biblioteca comunale, una delle sedi della Pro Grigioni Italiano, sezione Valposchiavo, una sala multiuso e gli uffici di Circolo.

I “crot” nel comune di Brusio

Nei pressi di Brusio-Borgo a nord del viadotto ferroviario si possono notare anche viaggiando sul Trenino Rosso un piccolo agglomerato di crot. I crot sono costruzioni a secco, cioè senza malta, uniche nel loro genere, destinati ancora oggi alla conservazione di latte e altre derrate deperibili.
Per rinfrescare la temperatura spesso si faceva scorrere dell’acqua al loro interno. La tipologia si rifà a costruzioni preistoriche, simili ai trulli in Puglia e i «boris» in Provenza.

Di forma circolare, vengono eseguiti senza alcun bisogno di un’ impalcatura provvisoria: è questione di statica. Il materiale di costruzione è la pietra più o meno sagomata: i conci (così vengono dette le pietre squadrate più o meno regolari) leggermente inclinati verso l’esterno così che l’acqua piovana non possa entrare all’interno, formano tanti anelli aggettanti (sporgenti) l’uno sull’altro. Quale copertura finale viene messo un grande lastrone. Il profilo di questa pseudocupola è ovoidale.

Chiesa cattolica di Brusio

La chiesa cattolica, dedicata al cardinale milanese San Carlo Borromeo, è stata costruita negli anni 1610- 1617 in uno stile che ha del gotico e del barocco. Ideatore e costruttore fu il parroco Antonio Crotto di Tirano.
La chiesa precedente era situata un po’ più a nord dell’attuale che era dedicata al mistero della trinità ed a Santa Agata. L’ ultimo restauro esterno è del 2003, molto ben riuscito, mentre l’interno della chiesa è stato restaurato nel 1933.
Gli affreschi, opere di Fumagalli di Lecco, rappresentano Gesù nell’orto degli ulivi e la sacra famiglia e la figura di San Carlo fra gli appestati. Fra i quadri di un certo valore vanno ricordati la rappresentazione dell’assunzione di Maria (in coro) e la figura di Santa Agata che viene visitata da San Pietro (altare a nord).
Il restauro interno del 1933 non è fra i più riusciti e si sta studiando il progetto per un nuovo restauro fatto a regola d’arte. La chiesa festeggia il suo patrono il 4 novembre (festa di San Carlo).

Chiesa evangelica di Brusio

A seguito delle persecuzione dei protestanti da parte dei rivoluzionari valtellinesi, nel 1635 gli evangelici costruirono la loro chiesa, che nelle grandi linee è la stessa che esiste ancora oggi.
Si tratta di una bella costruzione in stile barocco che cominciò a funzionare nel 1645. Nel 1727 la chiesa venne ingrandita ed oggi si presenta ben restaurata.Nell’interno della chiesa spiccano il pulpito a intarsi e l’organo.
L’organo è monumento nazionale e data dal 1674.

Chiesa S. Romerio

Menzionata per la prima volta nel 1106 (ecclesia sancti Romedhii), la chiesa fu consacrata a S. Remigio (Romerio nella parlata locale) dal vescovo di Como Guido Grimoldi.La tradizione orale locale affida il primo insediamento al movimento degli umiliati, ma si tratta probabilmente di una fondazione vescovile avente la funzione di ospizio sulla strada tra Tirano e Poschiavo.
Nel 1237 i beni e il capitolo di San Romerio furono uniti con la comunità e l’ospedale della chiesa di S. Perpetua di Tirano.
Nel 1517 papa Leone X incorporò i beni al santuario della Madonna di Tirano, riconoscendo al comune di Tirano il possesso e il diritto di patronato.

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