IL MISTERO DELLA DIAVOLEZZA

La Diavolezza è una montagna dell’Engandina che, con i suoi circa 3000 metri di altitudine, i suoi ghiacciai, la sua vista emozionante e i suoi numerosi impianti sportivi, è il paradiso di escursionisti in estate e di sciatori in inverno. Circondata dal Piè Palù, Piz Bernina, Piz Monteratsch e Piz Lagalb, vette, ghiacciai suggestivi, è lo scenario della leggenda locale della Diavolessa, la storia di una donna, di un amore, a cui è legata l’origine degli stessi nomi della valle.

La leggenda della Diavolezza si è tramandata di generazione in generazione ma gli eventi rimangono avvolti nel mistero.

LA LEGGENDA DELLA DIAVOLEZZA

La Diavolezza (Diavolessa) è la sirenetta delle nevi. Una fata bellissima dai capelli rossi viveva tra i monti Chapütschol e Munt Pers, in un castello tra le rocce, protetta da un branco di camosci che la seguivano nei suoi spostamenti nella valle e fino al “Laj de la Diavolezza”, il lago dove era solita fare il bagno. La seguivano lì anche i cacciatori per ammirarla, perdendo però la capacità di orientarsi e scomparire tra i monti (Munt Pers ovvero Montagna Persa). Ad Aratsch, un giovane pastore del paese, toccò la stessa sorte. Aratsch scomparve dopo una battuta di caccia e nonostante le numerose ricerche, non venne più ritrovato. Da allora, nella regione del massiccio del Bernina, la gente ha iniziato a sentire un grido disperato, un lamento “Mort ais Aratsch” (“Aratsch è morto”) e chiamare quella vetta Alp Morteratsch. La Diavolessa ricoprì la valle di neve, ghiaccio e detriti, abbandonando poi la valle senza essere più rivista.

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Una variante della leggenda, associa la figura della Diavolessa alla giovane Annetta (o Teresa), l’innamorata di Aratsch. I due ragazzi, ostacolati dalle famiglie, non poterono sposarsi. Il ragazzo si arruolò nell’esercito e partì, ma nel frattempo la povera Annetta morì. Aratsch, al suo ritorno, disperato si recò tra i monti e non fece più ritorno al paese. Da quel momento la gente del villaggio e dell’intera zona sentirono mormorare il fantasma di Annetta e le parole “Mort Aratsch!”. Le successive generazioni erano solite infastidire il fantasma e la giovane si vendicò maledicendo i monti invocando l’avanzata dei ghiacciai, e poi se ne andò.

Probabilmente le due versioni sono collegate. In seguito alla tragica vicenda dei due innamorati, il fantasma della Diavolessa, della giovane ragazza, attirava gli altri cacciatori e, un po’ per vendetta un po’ a causa della propria sofferenza, li faceva precipitare nei crepacci.

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LA DIAVOLEZZA OGGI

Oggi la Diavolezza è una piccola oasi tra le nevi. Si può praticare sport durante tutto l’anno oppure approfittare del luogo suggestivo per rilassarsi su in cima alla Berghaus Diavolezza, la stazione di montagna. Un ristornate con specialità svizzere e italiane, self service veloce e pizzeria, l’hotel accogliente, garantiscono un soggiorno unico per famiglie e coppie. L’esperienza forse più viziosa è l’idromassaggio ad alta quota. La vasca, infatti, si trova affacciata su una vista panoramica mozzafiato nel rifugio dell’Engandina, circondata dal silenzio assoluto.

L’accesso alla Diavolezza è permesso sia in auto (con la possbilità di parcheggiare a fondo valle) che in treno, grazie al Trenino del Bernina che ferma tra la Diavolezza e il Piz Lagalb. I due monti sono serviti da numerosi bus navetta, seggiovie e funivie, e proprio una di queste parte dalla stazione ferroviaria e porta a 3000 metri di quota. Per chi non potesse invece fermarsi e soggiornare quì ed è diretto a una delle prossime stazioni, la Diavolezza rimane comunque molto visibile dal treno.

I visitatori hanno a disposizione un ampio ventaglio di proposte, itinerari e numerose indicazioni, per sport outdoor, dallo sci alle arrampicate.

Per gli sciatori appassionati ed esperti, il comprensorio della Diavolezza-Lagalb offre un’esperienza unica, le notti della Gluna Plaina: scendere dal Diavolezza lungo le piste illuminate solo dalla luna.