Gli xeneodochi risalgono al periodo medievale, ai cosiddetti “anni bui”, secoli in cui intraprendere un viaggio era un’attività molto rischiosa e il pericolo d’imboscate, di rapine e di saccheggi era letteralmente dietro l’angolo. Gli accorgimenti che adottavano i viandanti erano di vario genere, dall’evitare (quando possibile) di viaggiare in maniera solitaria, all’utilizzo di animali da traino per un’eventuale fuga dai malintenzionati, al fare a meno di viaggiare con ori e monili in vista. Uno dei bisogni cui sicuramente dovevano rispondere era la necessità di trovare un riparo per la notte, lontani dal freddo pungente e, laddove possibile, dai pericoli che infestavano le strade e i boschi attraversati dai viaggiatori.

Gli xenedochi: le loro origini

È per questo motivo che nel periodo tra il IX secolo e l’XI secolo, lungo le strade più battute dai viandanti, furono costruiti gli xenodochi, strutture per il ricovero gestite dai monaci, di dimensioni e capienza inferiori agli ospizi, spesso annesse alle chiese, in cui i pellegrini potevano accedere gratuitamente e trovare riparo e ristoro.

Tra i percorsi più battuti dai pellegrini medievali c’era la Via Francigena, per la quale si potevano percorrere numerose strade e valichi alpini, tra cui il Passo dello Spluga e, appunto, il Passo del Bernina. Ed è proprio lungo il tracciato della ferrovia del Trenino Rosso che si incontrano tre di queste meraviglie architettoniche che ci riportano immediatamente indietro nel tempo.

Gli xenodochi del Bernina Express: #1, Santa Perpetua

ValtellinaIl primo xenodochio lo si trova a Tirano, città di partenza (o di arrivo) del treno rosso più conosciuto al mondo.

Dedicato a Santa Perpetua, si trova sull’antica mulattiera che conduceva i viaggiatori dalla località di Villa prima, a quella di Brusio poi, per oltrepassare infine il valico del Bernina. Si tratta di un rudere del XII secolo (o meglio, le prime notizie che si riferiscono alla struttura risalgono al 1181) adiacente alla piccola chiesa dedicata alla medesima santa.

Il complesso di strutture gode di una posizione singolarmente panoramica perché situato ai bordi di un vero e proprio balcone naturale che domina in tutta la sua maestosità la piazza della basilica e l’intera città di Tirano. Oltre allo xenodochio, anche la piccola chiesa annessa merita l’interesse di chi la visita, soprattutto per i suoi affreschi bizantini rinvenuti una trentina di anni fa a seguito di alcuni importanti lavori di restauro. Tali opere pittoriche, infatti, sono tra le più antiche mai rinvenute nell’intera Valtellina e raffigurano Santa Perpetua circondata dagli Apostoli.

Il pittoresco campanile romanico è l’elemento caratterizzante di questo delizioso complesso architettonico. Il panorama che si ha modo di ammirare da questo luogo è in grado di lasciare chiunque senza fiato e felice di aver fatto un po’ di fatica per raggiungerlo.

Gli xenodochi del Bernina Express: #2, San Romerio

Lo xenodochio di San Romerio è in qualche modo legato (oltre che collegato tramite la mulattiera) a quello di Santa Perpetua: le strutture, infatti, sono “gemelle”, in quanto nel 1237 il vescovo di Como ne decretò l’unione che sarebbe stata poi confermata da Papa Innocenzo IV nel 1252. Da allora le due chiese, insieme ai loro conventi misti, procedettero unite nel loro cammino.

Singolare è certamente la posizione dello xenodochio e della piccola chiesetta annessa, entrambi collocati sul ciglio di un dirupo che sovrasta la Val Poschiavo e sembra guardare in silenzio e da lontano le Alpi Orobie, distante dal fondovalle perché molto temute all’epoca erano le piene dei fiumi.

Tale posizione è talmente singolare che, tanto in epoca storica quanto in quella attuale, le dispute relative alla proprietà dell’intera struttura e quindi la responsabilità dei lavori di restauro e mantenimento sono state ricorrenti, tanto che l’ultimo importante intervento risale ormai all’inizio degli anni cinquanta del secolo scorso. Anche in questo caso, l’interno della chiesa merita attenzione perché riporta, come in un coinvolgente flashback, indietro nel tempo: le pareti spoglie e lisce, le piccole finestre che lasciano entrare poca luce e l’ambiente estremamente piccolo sono proprio caratteristici di una piccola cappella medievale. Immaginare qui un pellegrino, inginocchiato e intento nelle sue preghiere, è un modo per assaporare ancor di più quest’affascinante epoca storica.

Gli xenodochi del Bernina Express: #3, Santa Maria

Il terzo e ultimo degli xenodochi che si trovano lungo il percorso del Trenino Rosso è annesso alla chiesa di Santa Maria, a Pontresina. Unica struttura del percorso che si trova interamente in territorio elvetico, questo è di particolare importanza storica perché situato in un luogo in cui i Saraceni praticarono le loro scorribande nel X secolo: in ricordo di tali vicende, qui si costruì un ponte tanto importante da essere riprodotto sullo stemma comunale.

Anche in questo caso gli affreschi rinvenuti nella chiesa in stile romanico stimolano l’interesse di chi, curioso, si addentra nella minuscola struttura religiosa. Si tratta di dipinti del XIII e del XV secolo che riproducono la vita della santa forse più dibattuta delle Sacre Scritture, oltre ai più noti episodi biblici come l’adorazione dei magi, la fuga degli ebrei dall’Egitto, il giudizio Universale e la Pentecoste.

Un modo originale per visitare gli xenedochi è quello attraverso il viaggio sul Bernina Express, che permette di salire e scendere nelle varie fermate lungo il percorso. Arte, natura e storia: il tutto in un’unica avventura tutta da vivere.